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Un vuoto lungo dieci anni

21 Aprile 2010 | Filed under: depositi iva, Entrate e Dogane and tagged with: abbigliamento, anno canonica, avviso di rettifica dell'accertamento, aziende, blog. libro, bollette, bollette doganali, bunker, bunker impenetrabile, centotrentamiliardi, cinese, cinesi, compito, conseguenze, controlli, controlli al consumo, coscienza, decennio, decennio incriminato, democrazia compiuta, depositi iva, dettare istruzioni, diritto, doganiere, evasione, evasione fiscale, fenomeno, fenomeno analogo, fuori controllo, gestori, gestori dei depositi iva, gianni gargano, grandi maestri, il più grande doganiere mai nato, immissione in libera pratica, importazione, ininterrottamente, interpretazione, interpretazione autentica, introduzione, istruzioni, la dogane, mezzo, Ministero degli Interni, Ministro delle Finanze, nato, necessità, norme doganali, norme iva, pantaloncini corti, problemi inesistenti, prodotti tessili, proteso, qualità della merce, rappresentanza fiscale, reato, regolamentare, rettifica, rettifica dell'accertamento, risollevare le aziende, sangue, segreto di Stato, Signor Ministro delle Finanze, sistema cinese, soggetti spolpabili, sottoposti, spolpabile, spolpabili, tasche, tormenti, tormenti di ogni tipo, Un vuoto lungo dieci anni, valore, vendite a catena

Faccio questo mestiere da quando tenevo i pantaloncini corti.

Ho avuto molti grandi maestri e, tra questi il più grande doganiere mai nato.

La dogana ce l’ho nel sangue.

Mi piace e la studio ininterrottamente.

Su questo blog e nel libro, che ho pubblicato già da tre anni, ho sostenuto e sostengo che in tema di valore nessuna rettifica dell’accertamento è stata eseguita, prima, voglio essere buono, della fine del 2005.

Mi riferisco, ovviamente, alla merce cinese, a quella dichiarata a tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, novemila euro, qualunque fosse la qualità della merce, negli anni che vanno dal 1996 al, appunto, 2004/2006.

Ripeto, dico che prima della fine del 2005 nessuno avviso di rettifica dell’accertamento è stato emesso in relazione alla merce in questione.

Con un’evasione, presunta, di circa 130 miliardi di Euro complessivi, nel decennio 1996 – 2005, facendo pari a 40.000 in media il valore di ciascun contenitore da 40 piedi contenente abbigliamento e prodotti tessili in genere.

Su quarantamila si può anche discutere, ma credo di essere molto vicino alla realtà, visti i risultati dei controlli effettuati negli anni successivi, sui certificati d’origine, sulle fatture, ecc. ecc. che hanno evidenziato un sistema “cinese” completamente fuori controllo.

D’altronde le matrici delle bollette di quegli anni sono agli atti delle dogane.

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Nella sostanza il libro voleva anticipare quello che poi effettivamente si è verificato e, cioè, che dopo il 2005, scomparsi ormai i cinesi, avrebbero pagato le conseguenze di quel terribile decennio altri soggetti, preferibilmente italiani, più facilmente spolpabili, visto che ormai i cinesi chi li avrebbe più presi.

Sul punto sarebbe interessante conoscere se c’è stato recupero effettivo a fronte degli eventuali ricorsi vinti per gli avvisi di accertamento sul valore fatti negli anni successivi e cioè dal 2006 ad oggi, ove debitore risultava il cinese.

Ora dopo il 2005 il problema è stato posto, ma i cittadini italiani non sono stati informati di quello che è accaduto nel decennio incriminato, mentre invece in una democrazia compiuta ne avrebbero avuto, e ne hanno, tutto il diritto.

Non si tratta di materia coperta da segreto di Stato, ovvero relativa al Ministero degli Interni.

Si tratta, ancora una volta, delle nostre tasche e l’attenzione si continua soltanto a focalizzare sull’evasione fiscale relativa alle imposte dirette.

Insomma la dogana ha funzionato come un bunker impenetrabile, ed è perciò che esso deve essere aperto, ed è per questo che su questo blog ho sostenuto la necessità che essa venga aperta a tutti e che i controlli vengano effettuati al consumo.

Questa è la necessità.

Certo non è mio il compito di trovare il mezzo per attuarlo.

Un fenomeno analogo ha riguardato i depositi IVA.

E certo!

Perché a poco valore corrisponde poco dazio e, perciò, poca IVA.

Istituiti nel 1997.

Da quando si è preso coscienza che esistevano veramente e che fosse necessario regolamentarli, dettare istruzioni chiare ?

A me risulta solo dal 2005.

Poi con il 2006, anno canonico, i gestori dei depositi IVA sono stati sottoposti a tormenti di ogni tipo.

Un Giudice penale, la cui sentenza ho in questo momento sotto gli occhi, nella motivazione fa proprio riferimento al fatto che la dogana prima del 2005 e prima della circolare 16/D del 2006, non aveva mai seriamente affrontato il problema.

Aggiungo che anche la circolare 16/D non ha affrontato i problemi fiscali connessi con la gestione del deposito IVA.

Studiosi di tutt’Italia hanno affrontato e risolto un sacco di problemi: quello della possibilità del gestore del deposto IVA di assumere la rappresentanza fiscale dei propri clienti, quella delle vendite a catena all’interno del deposito, il concetto di introduzione, sul quale addirittura si è espresso, con norma di interpretazione autentica, il legislatore, sul fatto che l’immissione in libera pratica di beni destinati all’introduzione in deposito IVA non è più un’importazione.

Ci sono centinaia di sentenze. I Giudici Tributari si sono trovati a dover affrontare un argomento tanto complesso che coinvolge le norme doganali e quelle sull’IVA congiuntamente.

Tutta la dottrina, tutta la giurisprudenza non valgono nulla!

E l’Amministrazione continua a non pronunciarsi.

Ancora una volta spero che questo mio commento capiti sul tavolo del sig. Ministro delle Finanze, perché tutto cambi.

In questo periodo dove tutti siamo protesi a risollevare le nostre aziende vogliamo provare a liberare la mente dei nostri imprenditori da problemi inesistenti ?

Devo dire infine che chi ha commesso un reato ne paghi le conseguenze.

Non è per loro che scrivo questa nota.

gianni gargano

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Written by giannigargano

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