Il tiro a otto
Uè che vedo?
Un tiro a otto!
Una carrozza ferma sotto un palazzo, in mezzo ai vicoli, pieni di bancarelle e di motorini che scorrazzano tra la gente.
Sulla carrozza, seduto a cassetta un uomo vestito di nero, bombetta nera sul capo.
Tutto compreso nel suo ruolo di condottiero di quella muta di cavalli
Ma saranno stati almeno quarant’anni che non mi capitava di vedere una scena così suggestiva.
I cavalli scalpitanti erano trattenuti da uno stalliere che teneva il morso dei primi due della fila.
Il vicolo, lastricato di pietra del Vesuvio, palpitava.
Tutti attendevano che il rito si compisse.
Che si facesse vivo l’ospite della carrozza.
Che si fece attendere una mezz’oretta, come un vero nobile o come un vero boss.
Finalmente la carrozza iniziò il suo impervio percorso seguita da una folla via via sempre più distratta e festante.
Per gli otto cavalli si trattò di un’impresa impervia!
Per percorrere il vicolo si dovettero spostare le tante automobili in seconda fila e tutte le bancarelle che lo occupavano.
Un camioncino carico di mozzarelle, il cui proprietario non fu dato di rintracciare, fu spostato a mano dall’intero quartiere.
Il carro raggiunse forse in serata l’agognata , definitiva, magione del suo ospite.
Alfò

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