Il letto sul confine
E così me ne andai a dormire lì in fondo, proprio al confine. Dove c’era ancora un letto scalcinato davanti a quel vecchio, immenso portone. Mai varcato. Il ragazzo aveva capito. Perché sapeva leggere il mio cuore.
E così me ne andai a dormire lì in fondo, proprio al confine. Dove c’era ancora un letto scalcinato davanti a quel vecchio, immenso portone. Mai varcato. Il ragazzo aveva capito. Perché sapeva leggere il mio cuore.
Così si esprimono i triestini quando ormai sono al limite della loro sopportazione! Io, invece, sono napoletano! Verace! Doc! Patok! E non sopporto più la corruzione, il clientelismo, il nepotismo. Napoli è una città assediata. Da altri. Che non sono napoletani e che non parlano neanche la nostra lingua. …