Una considerazione sulle dichiarazioni d’intento in dogana
Pare che sia rimasto l’obbligo di presentare una dichiarazione d’intento per ciascuna importazione, indicando un valore imponibile presunto qualora non si sia in condizione di poterlo conoscere tempestivamente (i motivi sono tanti, ma basti pensare alle variazioni nei tassi di cambio delle valute estere).
Ben si potrebbe consentire (e questa opinione è anche autorevolmente condivisa), salvo revoca, la presentazione di un’unica dichiarazione per più importazioni.
Si tratterebbe di equiparare la dogana a gli altri fornitori.
Tanto il plafond realmente utilizzato risulta dalle bollette doganali e non dalla dichiarazione d’intento presentata.
Tanto (e ci voleva tanto?) ora la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate la fa l’importatore, con tutte le cautele volte ad evitare che dichiarazioni d’intento in qualche modo non veritiere fossero utilizzate, in dogana, per evadere l’iva.
Tanto i controlli ora sono stati spostati sull’utilizza del plafond, visto che le dichiarazioni d’intento devono essere – quanto meno – autentiche.
Forse sarebbe stata una eccessiva facilitazione?
gianni gargano
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