Pensieri di cielo

Il tempo non lo cambiò.

Nella sua piccola casa al terzo piano,  si era attrezzato con un fornello elettrico per cucinare, un comò, un armadio ed un piccolo televisore che riusciva ad accendere e spegnere dal letto con la sua  canna da pesca. che lui, da consumato pescatore, usava con  precisione.

Poi c’erano due poltrone: una per lui e l’altra per me.

Così ad ora di pranzo scendevo da lui, giù, al terzo piano,  a vedere Quark che, in quegli anni, il primo canale della rai trasmetteva alle due del pomeriggio.

Mentre lui mangiava il pasto che si era cucinato ed io il mio panino.

Lo affascinava la vita degli uomini e, ancora di più, quella degli animali.

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E mi raccontava della pesca.

Di come era andata e di quello che aveva pescato.

Mi disse di aver trovato  su un suo  scoglio segreto, nel mare  di via Caracciolo,  un’alga prodigiosa per  la pesca delle sarpe. E che gli altri pescatori  avrebbero fatto carte false pur di scoprire quel suo  segreto.

Creava  meravigliosi oggetti di legno, disegnava, con un pennino, su mattonelle annerite con il  fumo della fiamma delle candele.

Poi cominciò a sentire dolore alle gambe e poi alle anche e poi alle spalle e poi si mise a letto per non rialzarsi più.

Ma neanche la malattia lo cambiò.

I suoi occhi azzurri come il mare non divennero mai tristi.

Un medico anestesista, che abitava un appartamento sul pianerottolo del terzo piano, fece in modo che non soffrisse mai davvero.

E non cambiai neanche io, che continuai a scendere da lui, al terzo piano, come sempre.

Forse qualche volta in più.

Negli ultimi giorni della sua vita dormiva di più.

Gianni, mi disse, al suo risveglio, ho pensato di rifare le gambe al pinocchio di legno che ti ho fatto. Non mi piacciono.

Ciao, pensieri di cielo!

Alfò

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