Il fatto dell’indiano

C’era una volta una nazione che vendeva le sue aziende all’estero.

Principalmente ai cinesi e agli indiani.

Perché questi erano ricchi.

Avevano molti soldi perché avevano lavorato molto.

Moltissimo.

Un giorno  fu chiesto a Gennaro il napoletano, che di certe cose ne capiva, di andare in un paesino dove c’era una fabbrica, appunto, acquistata da un indiano ricco e potente.

Lì si fabbricavano oggetti bellissimi , ma le autorità italiane ne ostacolavano la produzione.

Insomma, i poveri indiani non riuscivano a lavorare in pace, come in India.

Sig. Gennaro, gli chiesero, può venire nel  nostro paesino per esprimere il suo parere su chi ha ragione?

Se noi indiani o le autorità italiane

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Ma io devo andare in ferie, rispose il Sig. Gennaro!

Ma chi glielo aveva chiesto, che non era un indiano, ma un povero napoletano che lavorava in quella fabbrica e temeva di perdere il lavoro, glielo chiese con tanto garbo che il Sig. Gennaro non seppe dirgli di no!

E così fissarono l’appuntamento per le undici del  l13 agosto.

Non vi dico i rimproveri che dovette subire il Signor Gennaro dai suoi familiari:

Però  il  signor Gennaro fu inflessibile.

Di parola:

E alle undici in punto del 13 agosto stava nella fabbrica acquistata dall’indiano in quel lontano paesello.

I dipendenti italiani erano tutti intimiditi dal comportamento del padrone indiano, che era molto severo.

Fecero accomodare il Signor Gennaro in una anticamera dalla quale egli vedeva l’indiano snobbare i dipendenti italiani.

Si fecero le undici e trenta e l’indiano stava sempre lì.

Completamente disinteressato della presenza del siognor Gennaro, il quale chiedeva agli italiani il motivo di quel comportamento .

E poi doveva  ritornare a casa.

Era ferragosto:

Alle dodici ancora niente. E l’indiano era sempre lì.

Egli aveva anche incrociato lo sguardo del signor Gennaro, infischiandosene altamente.

Ma il signor Gennaro non era tanto dolce di sale, e cominciava ad aspettarlo al varco.

E così si dispose ad aspettare.

Certo non  avrebbe mai rinunciato a dargli il fatto suo.

E così verso l’una, quando lo incontrò, prima gli fece notare  la differente cultura tra il popolo italiano e quello indiano,  che gli operai si rispettano , così come si rispettano gli impegni ed il lavoro degli altri.

Poi  espresse il suo parere professionale.

Se ne andò con la morte nel cuore.

Per carità, teniamoci le nostre aziende.

Alfò

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