A piazza Mercato un angelo nero

Quel giorno cominciò come gli altri.

Gianni mi venne a prendere un pò prima, cos’ riuscimmo anche a prendere il caffè alla” Botteghina ”di via Orazio.

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Poi mi avrebbe accompagnato alla stazione.

Dovevo prendere il treno per Alessandria.

Il terribile Intercity n. 510 che parte alle 7 e 55  del mattino ed arriva ad Alessandria intorno alle otto di serca.

Lo stesso treno, al ritorno diventa l’intercity 511.

Le avevo provate tutte. Ma quello è l’unico modo per raggiungere Alessandria.

Non che non ce ne siano altri. Ma tra voli che ritardano, aeroporti innevati e ritardi ferroviari, quello è l’unico che ti porta ad Alessandria in tempo per fare quello che devi fare.

Alla “Botteghina” Eugenio ci piazzò davanti un’irresistibile vassoio di sfogliatelle ricce.

Quelle piccole, mignon, perché sapeva che Gianni ed io  ci eravamo imposti un minimo di dieta, ma anche che  piano piano e con la morte nel cuore ce le saremmo fatte tutte!.

Poi Gianni sarebbe andato in Ufficio.

Quella mattina accadde un fatto bellissimo  che vi voglio raccontare.

Ed è successo a Napoli.

Con lo stomaco pieno di sfogliatelle ricce, calde calde,

Giuvà, gli dissi, fammi fare quattro passi.Tanto è presto. Lasciami qua.

Eravamo a Piazza Mercato,quella che potrebbe essere una delle più belle piazze del mondo se il palazzo Ottieri non le avesse chiuso il lato che dà sul mare.

Il palazzo Ottieti è un vero e proprio mostro costruito ai tempi del film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi

E’ grigio quel palazzo. Un brutto grigio. E’ orrendo!

Per il resto la piazza è stupenda perché c’è la basilica della Madonna del Carmine, la bellissima chiesa di Sant’ Eligio, in splendido stile gotico ed un borgo molto carino.

La piazza è grande.

Soffocata com’è dal mostro grigio in cemento armato che ingoia tutto rischia, però, di apparire un ghetto.

Va buò Giuvà, ciao, di vediamo dopodomani alla solita ora, mi disse Gianni salutandomi.

Ed io scesi dalla macchina.

E mi incamminai a piedi in quella piazza.

Un uomo nero mi avvicina.

Signore, signore, tu perso portafoglio!

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E mi indico il mio portafoglio a circa dieci metri da noi , nel bel mezzo della strada.

Mi era scivolato dalla tasca mentre uscivo dalla macchina di Gianni.

In quel portafoglio avevo tutto, anche il tesserino professionale.

Grazie grande uomo nero.

Povero e derelitto.

Pochi di uomini sono come te.

Alfò

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