Aveva visto annozero
Aveva visto annozero.
Come sempre.
Ed era rimasto sveglio fino alla fine. La sera era stanco e spesso si addormentava sul divano.
Però quando c’era annozero il sonno non gli veniva proprio e restava lì a vedere e a sentire mangiandosi le mani per non poter intervenire. Per non poter dire la sua.
E poi restava in dormiveglia tutta la notte a pensare. A volte gli capitava, di notte, di sentire una lucidità mentale impressionante. Ah! Se avesse potuto alzarsi per scrivere o per registrare i suoi pensieri senza svegliare nessuno!
E così doveva aspettare il ritorno casuale di quella lucidità, lo scorrere dell’adrenalina nel sangue, il magone in petto, per poter scrivere, in qualunque luogo e a qualunque ora, quello che pensava.
Come ora, che era allo studio, alle sei del mattino.
Si era parlato della crisi, degli operai di tutta la Fiat, di quelli di Bertone, di Pininfarina. Tutti in cassa integrazione e tutti con mutuo moglie e figli.
La ruota stava girando.
D’altronde era stato a Torino appena una decina di giorni prima ed aveva visto.
Lì aveva conosciuto un tassista che aveva pianto con lui a lacrime vere discorrendo della solidarietà tra gli uomini.
Che incontro.
Di quelli che ti riconciliano col mondo.
Ieri mattina il giornale che lui doveva leggere come i preti il breviario, riportava una notizia che già l’aveva fatto riflettere. Dopo aver sentito annozero ora era proprio incazzato.
“Va bè la crisi c’è, ma gli alberghi sono pieni”
. E lì fotografia di gente spaparanzata sulle sedie a sdraio a Cortina.
Solo che quando si lavora la domenica si mettono gli sci e lo slittino nella macchina per portare i bambini a vedere la neve. Per poterselo ricordare. Per poterne parlare con loro. Per sentirsi in famiglia e per farli sentire in famiglia.
Non a Cortina, ma a Sappada, a Piancavallo o a Roccaraso. Una, massimo due giornate.
Quelli della fotografia sul giornale erano, invece, quegli altri.
Quelli che si rompono le palle di tutto, che si annoiano e che queste cose non le vogliono neanche sentire.
Quelli che ti guardano con occhi di giaccio, distaccati, come se dicessero: ma come ti permetti anche solo di guardarmi, chi cazzo sei o chi cazzo ti credi di esser?
Non gli industriali: No! Quelli il Signore li benedica:
Chi crea il lavoro Dio lo benedice:
I chiattilli. I rentiers.
Quelli che si mangiano, senza fare un cazzo, il 50% del Pil.
Allora mentre ad annozero parlavano. Mentre Travaglio schiattava in faccia a tutti le verità che ha il coraggio di dire, lui pensava alle migliaia di parlamentari che sono sempre troppi e che stanno sempre là, al barbiere di Montecitorio che è sempre là, ai portaborse che organizzano i collegi elettorali, i pranzi, le cene, gli incontri e che prolificano sempre di più, alle Regioni province, comuni e circoscrizioni che sono sempre là , allo Stato che non si riesce a snellire, ai corsi di formazione che costano milioni di euro e che creano solo ignoranza, alle manifestazioni culturali organizzate da privati e che costano l’ira di Dio, ai dirigenti dello Stato che quanti sono? Quanto costano? Nessuno riesce veramente a saperlo!, agli impiegati e funzionari della Banca d’Italia.
Erano certamente quelli che stavano a Cortina.
Poi Santoro parlò di Einaudi e, grazie a Dio, si sentì purificato.
Alfò
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