i regimi speciali nel nuovo CDU

oli-su-tela-12-miniI regimi speciali – caratteristiche – quali sono

15° considerando CDU

La facilitazione del commercio legale e la lotta antifrode richiedono regimi e procedure doganali semplici, rapidi e uniformi. È pertanto opportuno, in linea con la comunicazione della Commissione del 24 luglio 2003 dal titolo “Un ambiente semplificato e privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio”, semplificare la normativa doganale, al fine di consentire l’uso di tecnologie e strumenti moderni e promuovere ulteriormente un’applicazione uniforme della normativa doganale e approcci aggiornati al controllo doganale, contribuendo in tal modo a fornire la base per procedure di sdoganamento semplici ed efficienti. I regimi doganali dovrebbero essere fusi o armonizzati e il loro numero dovrebbe essere ridotto a quelli economicamente giustificati, al fine di accrescere la competitività delle imprese.

 

La vocazione del nuovo CDU non è persecutoria con gli operatori.

Al contrario è quella di agevolarne lo sviluppo. E quando una nuova norma si dimostra più onerosa della precedente abolita, esso consente sempre un lento scivolamento verso il suo recepimento.

Il nuovo CDU, in applicazione del 15° considerando, ha operato una decisa semplificazione della previgente disciplina dei regimi doganali, qualificando come “speciali” tutti i regimi diversi dall’immissione in libera pratica e dall’esportazione definitiva.

I “regimi speciali” nel nuovo codice – titolo VII -sono ridotti da sei ai seguenti quattro:

Essi sono:

  • il transito, sia interno che esterno;
  • il deposito, che comprende i deposito doganale e le zone franche;
  • l’uso particolare che comprende l’ammissione temporanea e l’uso finale;
  • il perfezionamento, sia attivo che passivo.

Nei regimi speciali le merci non perdono la loro caratteristica di merce estera ovvero unionale, come avviene invece nei regimi “ordinari” dell’importazione e dell’esportazione.

Tutti i regimi, fatta eccezione soltanto per il transito, che di fatto è rimasto immutato, hanno una disciplina comune, cosiddetta “orizzontale”.

In particolare per tutti è richiesto il rilascio di un’autorizzazione, la prestazione di una garanzia, la possibilità di trasferire i diritti, l’obbligo di tenuta di scritture contabili, e l’utilizzo di merci equivalenti.

L’autorizzazione, che è concessa soltanto a chi abbia i previsti requisiti, ai sensi dell’articolo 211 del CDU può essere concessa con effetto retroattivo anche quando le merci vincolate ad un regime doganale non sono più disponibili nel momento in cui la domanda per tale autorizzazione è stata accetta (art. 211, par. 2, secondo periodo, CDU). L’autorizzazione può essere concessa con efficacia dalla data di accettazione (cioè di presentazione) della domanda, ovvero, in casi eccezionali, da un anno (tre mesi per le merci che rientrano nell’allegato 71-02 del RD) prima della data di accettazione  della domanda (articolo 172 RD).

Le condizioni per il rilascio di un’autorizzazione con effetto retroattivo sono stabilite dal secondo paragrafo del citato articolo 211 del CDU che recita:

 

 “……

  1. a) esistenza di un’esigenza economica certa;
  2. b) non vi é stato alcun tentativo di frode relativamente alla domanda;
  3. c) il richiedente ha dimostrato sulla base dei conti o delle scritture che:
  4. i) tutti i requisiti del regime sono soddisfatti;
  5. ii) se del caso, le merci possono essere individuate per il periodo considerato;

iii) tali conti o scritture consentono il controllo del regime;

  1. d) possono essere espletate tutte le formalità necessarie a regolarizzare la situazione delle merci, compresa, se del caso, l’invalidamento delle dichiarazioni in dogana interessate;
  2. e) nessuna autorizzazione con effetto retroattivo è stata concessa al richiedente entro tre anni dalla data di accettazione della domanda;
  3. f) non è richiesto un esame delle condizioni economiche tranne quando una domanda riguarda il rinnovo di un’autorizzazione per operazioni e merci della stessa natura;
  4. g) la domanda non riguarda la gestione delle strutture di deposito per il deposito doganale di merci;
  5. h) quando una domanda riguarda il rinnovo di un’autorizzazione per operazioni e merci della stessa natura, la domanda è presentata entro tre anni dalla scadenza dell’autorizzazione originale.“

 

Utilizzo di “merci equivalenti”

Tra le modifiche più rilevanti, che rendono più efficienti i regimi del deposito doganale, dell’ammissione temporanea, del perfezionamento attivo e dell’uso finale, vi è quella di poter utilizzare “merci equivalenti” (art. 223 CDU), il cui utilizzo nel vecchio codice era limitato al solo perfezionamento attivo.

Le “merci equivalenti” sono merci unionali che vengono utilizzate in luogo di quelle vincolate ad un regime speciale, purché abbiano lo stesso codice di nomenclatura combinata ad otto cifre, la stessa qualità commerciale e le stesse caratteristiche tecniche delle merci che sostituiscono.

L’utilizzo delle “merci equivalenti” non può essere autorizzato nel regime del transito, ovvero quando le manipolazioni effettuate nel regime di perfezionamento attivo sono unicamente quelle usuali, per i beni soggetti a dazio antidumping, o per i prodotti soggetti a un regime preferenziale.

 

Il deposito doganale

Il deposito doganale consente di introdurre e detenere merci non unionali in appositi depositi coperti o scoperti, senza che siano dovuti i dazi e la fiscalità nazionale.

La dichiarazione doganale di vincolo al regime di deposito doganale deve contenere gli elementi atti a identificarle, senza che sia necessario indicarne l’esatta classificazione ed il valore.

Il regime si concluderà (si appurerà) quando alla merce estratta dal deposito sarà attribuita un’altra destinazione doganale e gli elementi della tassazione saranno rilevati all’atto dell’estrazione della merce dal deposito.

 

Vigente il Codice Doganale Comunitario i depositi doganali si distinguevano in (art. 524 DAC):

  • Pubblici, utilizzabili da qualsiasi persona, che a loro volta venivano classificati in:
    • tipo A, se erano sotto la responsabilità del depositario;
    • tipo B, se erano sotto la responsabilità di ciascun depositante;
    • tipo F, se erano gestiti dall’autorità doganale.;
  • Privati, destinati ad immagazzinare merci del depositario, a loro volta suddivisi in:
    • tipo D, se l’immissione in libera pratica si effettuava secondo la procedura di domiciliazione e poteva basarsi sulla specie, il valore in dogana e la quantità di merci da prendere in considerazione al momento del loro vincolo al regime;
    • tipo E, se il regime si applicava, sebbene le merci non dovevano essere immagazzinate in un locale riconosciuto come deposito doganale;
    • tipo C, se non si applicava nessuna delle situazioni specifiche di cui alle lettere a) e b).

Nel nuovo codice doganale dell’Unione viene ribadita (art. 240 CDU) la distinzione tra depositi doganali pubblici (utilizzabili da qualsiasi persona) e depositi doganali privati destinati al magazzinaggio di merci da parte del titolare dell’autorizzazione, ma vengono previsti solo quattro tipologie di Depositi doganali ed in particolare:

“deposito doganale pubblico di tipo I”: un deposito doganale pubblico in cui le responsabilità di cui all’articolo 242, paragrafo 1, del codice spettano al titolare dell’autorizzazione e al titolare del regime (art. 1, par. 1, punto 32, RD);

“deposito doganale pubblico di tipo II”: un deposito doganale pubblico in cui le responsabilità di cui all’articolo 242, paragrafo 2, del codice spettano al titolare del regime (art. 1, par. 1, punto 33, RD);

“deposito doganale pubblico di tipo III”: un deposito doganale gestito dalle autorità doganali (Art. 1, par. 2, punto 11, RE).

Il “deposito doganale privato”, invece, può essere utilizzato solo dal titolare dell’autorizzazione, sebbene le merci stoccate possano anche non essere di proprietà di quest’ultimo.

Per la gestione di strutture di deposito è richiesta, ai sensi dell’articolo 211 del CDU, il rilascio di apposita autorizzazione ed il titolare dell’autorizzazione, come per tutti gli altri regimi speciali (fatta eccezione per il transito), è obbligato a tenere delle scritture, nella forma approvata dalle autorità doganali, che contengono le informazioni e le indicazioni che consentono alle autorità doganali di sorvegliare il regime in questione, in particolare per quanto riguarda l’identificazione, la posizione doganale e i movimenti delle merci vincolate a tale regime (art. 214 CDU).

Infine, come anticipato, anche per il deposito può essere previsto l’utilizzo di merci equivalenti, ovvero di merci comunitarie immagazzinate in luogo di quelle estere, salvo che le merci non unionali vincolate al regime sono tra quelle di cui all’allegato 71-02 (articolo 169, par. 4, RD), ovvero ricomprese tra i prodotti geneticamente modificati ovvero tra merci soggette a dazi antidumping, compensativi, di salvaguardia o addizionali.

Sempre che risponda ad una esigenza economica e sempre che la vigilanza doganale non venga compromessa, le autorità doganali possono autorizzare che nei depositi doganali avvengano la trasformazione di merce in regime di PA o di uso finale, fatte salve le condizioni previste da tali regimi e senza che essa sia considerata in regime di deposito.

 

L’istituto del deposito doganale può essere utilizzato anche nel contratto di “consignment stock” che è quel contratto che si basa sul trasferimento di beni di proprietà del fornitore presso un deposito del cliente, il quale ha la facoltà, in base alle sue esigenze, di effettuare prelievi in qualsiasi momento.

Il diritto di proprietà sui beni si trasferisce in capo al cliente solo nel momento del prelievo.

Con il contratto di “consignment stock”, il compratore ha quindi il vantaggio di spostare in avanti nel tempo il momento dell’uscita finanziaria, dato che, in assenza del prelievo, nonostante egli abbia la disponibilità della merce in magazzino, non sarà tenuto ad effettuare alcun pagamento.

Se, quindi, l’operatore non conosca ancora la destinazione finale dei beni, può decidere di differire la tassazione doganale a mano a mano che la merce sia effettivamente importata differendone anche il pagamento.

 

Le zone franche

Il nuovo Codice Doganale dell’Unione ricomprende tra i regimi speciali anche le Zone Franche limitandone l’applicazione, allo scopo di evitare abusi, alle cosidette “Zone Franche intercluse”, i cui punti di entrata e di uscita sono soggetti a vigilanza doganale.

L’obbligo di sorveglianza di fatto ha cancellato l’istituto della Zona Franca che era caratterizzata dall’assenza di controllo ai punti di entrata e di uscita.

Le merci destinate ad una Zona Franca vanno presentate alle autorità doganali, per essere assoggettate ai relativi controlli, soltanto se:

  • provengano da paesi terzi;
  • siano vincolate ad un regime doganale destinato a concludersi al momento del vincolo al regime di zona franca;
  • sono vincolate al regime di zona franca per beneficiare di un rimborso o di uno sgravio dei dazi all’importazione.

Le merci “terze” che entrano in una Zona Franca possono essere vincolate a uno dei seguenti regimi:

  • immissione in libera pratica;
  • perfezionamento attivo;
  • ammissione temporanea;
  • uso finale.

Ai sensi dell’articolo 247 del CDU nei predetti casi le merci non si considerano vincolate al regime di Zona Franca.

Le merci unionali, invece, possono essere introdotte, immagazzinate, utilizzate, trasformate e consumate in una zona franca senza essere assoggettate al relativo regime (art. 246 CDU).

 

Ammissione temporanea

Articolo 250 CDU

Ambito di applicazione

  1. Nel quadro del regime dell’ammissione temporanea, merci non unionali destinate alla riesportazione possono essere riservate a uso particolare nel territorio doganale dell’Unione in esenzione totale o parziale dai dazi all’importazione e senza essere soggette:
  2. a) ad altri oneri, come previsto dalle altre disposizioni pertinenti in vigore;
  3. b) alle misure di politica commerciale, nella misura in cui non vietino l’entrata o l’uscita delle merci nel o dal territorio doganale dell’Unione.
  4. Il regime di ammissione temporanea può essere utilizzato unicamente a condizione che siano soddisfatte le seguenti condizioni:
  5. a) le merci non siano destinate a subire modifiche, a eccezione del loro deprezzamento normale dovuto all’uso che ne è fatto;
  6. b) sia possibile garantire l’identificazione delle merci vincolate al regime, salvo quando, tenuto conto della natura delle merci o dell’uso previsto, l’assenza di misure di identificazione non può dar adito a un’utilizzazione abusiva del regime oppure, nel caso di cui all’articolo 223, quando è possibile verificare se sono soddisfatte le condizioni previste per le merci equivalenti;
  7. c) il titolare del regime sia stabilito al di fuori del territorio doganale dell’Unione, salvo che sia altrimenti disposto;
  8. d) siano soddisfatti i requisiti relativi all’esenzione totale o parziale dai dazi stabiliti nella normativa doganale.

L’ammissione temporanea è prevista all’articolo 250 del CDU e consente, previa garanzia salvo alcune eccezioni, la temporanea importazione nel territorio dell’Unione di merci destinate ad un uso particolare in esonero totale o parziale dai dazi.

Esso facilita l’introduzione e la circolazione nell’Unione di beni, quali mezzi di trasporto, imballaggi, effetti personali dei viaggiatori, ecc. da riesportare senza alcuna modifica che non sia il normale consumo dovuto all’uso entro un dato termine.

Per le merci che non soddisfano le condizioni per l’esenzione totale dai dazi all’importazione stabilite negli articoli da 209 a 216 e da 219 a 236 del RD, può essere concessa l’autorizzazione per l’utilizzo del regime di ammissione temporanea con esenzione parziale dai dazi all’importazione (dazio 3% art 252 CDU)

Ai sensi dell’articolo 136 del RD la dichiarazione doganale per l’ammissione temporanea può essere presentata verbalmente per le seguenti merci:

  1. a) palette, container e mezzi di trasporto, pezzi di ricambio, accessori e attrezzature per palette, container e mezzi di trasporto di cui agli articoli da 208 a 213;
  2. b) gli effetti personali e gli articoli da utilizzare nell’ambito di un’attività sportiva di cui all’articolo 219;
  3. c) materiale destinato al conforto dei marittimi utilizzato a bordo di una nave adibita al traffico marittimo internazionale, come indicato all’articolo 220, lettera a);
  4. d) il materiale medico-chirurgico e di laboratorio di cui all’articolo 222;
  5. e) gli animali di cui all’articolo 223, a condizione che siano destinati alla transumanza o al pascolo o all’esecuzione di un lavoro o un trasporto;
  6. f) le attrezzature di cui all’articolo 224, lettera a);
  7. g) gli strumenti e gli apparecchi necessari a un medico per fornire assistenza a un paziente in attesa del trapianto di un organo che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 226, paragrafo 1;
  8. h) i materiali per la lotta contro le conseguenze di catastrofi quando questi siano usati nel contesto di misure adottate per la lotta contro le conseguenze di catastrofi o situazioni analoghe che colpiscono il territorio doganale dell’Unione;
  9. i) gli strumenti musicali portatili importati in regime di ammissione temporanea e destinati ad essere utilizzati come materiale professionale;
  10. j) imballaggi importati pieni e che sono destinati alla riesportazione, vuoti o pieni, quando contengono marchi indelebili e inamovibili di una persona stabilita fuori del territorio doganale dell’Unione;
  11. k) i materiali per la realizzazione di servizi radiofonici o televisivi, nonché i veicoli specialmente allestiti per tali fini e le loro attrezzature importati da enti pubblici o privati, stabiliti al di fuori del territorio doganale dell’Unione e riconosciuti dall’autorità doganale che rilascia l’autorizzazione per l’ammissione temporanea ad importare tali materiali e veicoli;
  12. l) altre merci, qualora l’autorità doganale lo autorizzi.
  13. Le dichiarazioni di riesportazione possono essere presentate verbalmente in sede di appuramento di un regime di ammissione temporanea per le merci di cui al paragrafo 1.

 

Uso finale

Articolo 254 CDU

Regime di uso finale

  1. Nel quadro del regime di uso finale, le merci possono essere immesse in libera pratica in esenzione da dazio o a dazio ridotto a causa del loro uso particolare.
  2. Quando le merci si trovano in una fase di produzione in cui solo l’uso finale previsto può essere realizzato in modo efficace sotto il profilo dei costi, le autorità doganali possono stabilire nell’autorizzazione le condizioni alle quali si ritiene che le merci siano state utilizzate ai fini stabiliti per l’applicazione dell’esenzione dai dazi o del dazio ridotto.
  3. Quando le merci si prestano a un uso ripetuto e le autorità doganali lo ritengono opportuno al fine di evitare abusi, la vigilanza doganale continua per un periodo non superiore a due anni dopo la data del primo uso ai fini stabiliti per l’applicazione dell’esenzione dai dazi o del dazio ridotto.
  4. La vigilanza doganale nell’ambito del regime dell’uso finale cessa in uno dei seguenti casi:
  5. a) quando le merci sono state utilizzate ai fini stabiliti per l’applicazione dell’esenzione dai dazi o del dazio ridotto;
  6. b) quando le merci sono uscite dal territorio doganale dell’Unione, distrutte o abbandonate allo Stato;
  7. c) quando le merci sono state utilizzate a fini diversi da quelli stabiliti per l’applicazione dell’esenzione dai dazi o del dazio ridotto e sono stati pagati i dazi all’importazione applicabili.
  8. Allorché è richiesto un tasso di rendimento, l’articolo 255 si applica al regime di uso finale.
  9. I cascami e i rottami risultanti dal processo di lavorazione o di trasformazione della merce secondo l’uso finale previsto nonché le perdite di sostanze per cause naturali sono considerati merci assegnate a un uso finale.
  10. I cascami e i rottami risultanti dalla distruzione di merci vincolate al regime di uso finale sono considerati vincolati al regime di deposito doganale.

 

E’ prevista l’applicazione della normativa orizzontale di cui agli articoli 210-225 del CDU.

Il CDU ha previsto anche per l’Uso finale il conto di appuramento.

 

Perfezionamento passivo

 

Articoli 259 – 262 CDU

Articoli 242-243 RD

 

Merci equivalente e importazione anticipata

Ai sensi dell’articolo 169 del RD l’uso dell’equivalenza è vietato se le merci vincolate al regime sarebbero soggette ad un dazio antidumping, ad un dazio compensativo, ad un dazio di salvaguardia, ad un dazio addizionale derivante di una sospensione di concessioni qualora fossero dichiarate per l’immissione in libera pratica.

E’ vietato, altresì, l’uso di merci equivalenti non è autorizzato per i prodotti geneticamente modificati.

Infine per le merci di cui all’allegato 71-04 del RD è necessario rispettare le regole specifiche ivi indicate.

C’è da segnalare la novità della modalità di calcolo dei dazi sui prodotti compensatori all’atto della reimportazione.

Il CDU, all’articolo 86, par. 5, ha mantenuto il principio secondo cui l’importo dei dazi viene calcolato sui prodotti compensatori sulla base del costo dell’operazione di perfezionamento effettuata al di fuori del territorio dell’Unione, tuttavia prevedendo all’articolo 75 del RD la seguente nuova modalità di calcolo rispetto alla normativa previgente:

il costo delle operazioni di trasformazione effettuate al di fuori dell’Unione viene determinato in base al valore dei prodotti compensatori al tempo dell’accettazione della dichiarazione doganale di importazione diminuito del valore statistico delle corrispondenti merci temporaneamente esportate al tempo del vincolo al regime di perfezionamento passivo.

 

Perfezionamento attivo

 

La trasformazione sotto controllo doganale

il regime doganale della trasformazione sotto controllo doganale era disciplinato agli articoli da 130 a 136 del Reg. CEE 12 ottobre 1992, 2913 che ha istituito il codice doganale comunitario in vigore a tutto il 30 aprile 2016 (di seguito CDC) e agli articoli 551 e 552 del Reg. CEE 2 luglio 1993, n. 2454 (di seguito DAC) che fissa talune disposizioni d’applicazione del CDC.

Il regime doganale di cui si discorre, vigente il CDC:

  • consentiva di utilizzare nel territorio della Comunità merci non comunitarie (“terze”) per sottoporle ad operazioni che ne modificassero la specie o lo stato, senza che queste fossero soggette ai dazi all’importazione e di immettere in libera pratica, dietro pagamento dei relativi dazi, i prodotti risultanti da tali operazioni. (art. 130 CDC);
  • si applicava alle merci la cui trasformazione consentiva di ottenere prodotti soggetti a dazi all’importazione il cui importo fosse inferiore a quello da applicare alle merci vincolate al regime (art. 551, par. 1 DAC);
  • l’articolo 136 del CDC consentiva anche ai prodotti compensatori ottenute dalla lavorazione di godere, all’importazione, del trattamento preferenziale cui avessero diritto i prodotti vincolati al regime.(“cessione d’origine”).

Testualmente l’articolo 136 del CDC recitava:

“Se nel momento in cui sono state vincolate al regime di trasformazione sotto controllo doganale le merci in importazione soddisfacevano alle condizioni stabilite per fruire di un trattamento tariffario preferenziale e lo stesso trattamento si applica a prodotti identici ai prodotti trasformati immessi in libera pratica, i dazi all’importazione cui sono soggetti i prodotti trasformati sono calcolati in base all’aliquota di dazio applicabile nel quadro di detto trattamento tariffario”

  • era autorizzato dalla Dogana soltanto se (tra le altre) venivano soddisfatte le condizioni necessarie affinché esso contribuisse a favorire la creazione o il mantenimento di un’attività di trasformazione di merci nella Comunità senza che ne venissero pregiudicati i relativi interessi (art. 133 CDC).
  • era un regime sospensivo soltanto con riferimento ai dazi (quali definiti all’articolo 1, par. 3, del Reg. CEE n. 2763/83 che, all’atto del vincolo delle merci al regime, restavano sospesi per essere poi riscossi all’immissione in consumo dei prodotti risultanti dalla trasformazione, con l’applicazione delle aliquote daziarie loro proprie. (v. circolare n. 556 del 1984).

Il regime della TSCD è stato abolito a far data dal 1 maggio 2016 con l’entrata in vigore del CDU ed è stato inglobato nel regime del Perfezionamento attivo, in conseguenza delle rilevanti modifiche che ha subito anche tale ultimo regime nel nuovo CDU.

Nel CDU non è stata riprodotta una norma analoga a quella dell’articolo 136 dell’abrogato CDC che era applicabile solo all’abolito regime della TSCD.

 

Il primo maggio 2016 – linea di demarcazione

A far data dal 1 maggio 2016, con l’entrata in vigore del nuovo Codice Doganale dell’Unione (CDU) il regime della TSCD è stato “inglobato” in quello del perfezionamento attivo che, tra i regimi speciali disciplinati dal CDU, è quello che ha certamente subito le più incisive modifiche rispetto alla configurazione che quel regime aveva in vigenza del vecchio Codice Doganale Comunitario.

Corre, pertanto, l’obbligo di rappresentare qui di seguito le due diverse configurazioni del regime del perfezionamento attivo, nonché le norme che ne hanno regolato la transizione da una configurazione all’altra.

Il regime del perfezionamento attivo fino al 30 aprile 2016 vigente il vecchio codice (CDC)

Vigente il CDC a tutto il 30 aprile 2016, il regime del perfezionamento attivo e quello della trasformazione sotto controllo doganale erano regimi doganali distinti e diversi nel loro rispettivo funzionamento.

Il regime del perfezionamento attivo – sistema della sospensione[1] – consentiva di introdurre nella Comunità, senza che fossero assoggettate a dazi all’importazione o a misure di politica commerciale (divieti economici) merci non comunitarie da sottoporre ad operazioni di perfezionamento e da riesportare sotto forma di prodotti compensatori (i prodotti, cioè, risultanti dalla lavorazione).

Terminate le operazioni di perfezionamento la normativa all’epoca vigente prevedeva che i prodotti compensatori dovevano ricevere una nuova destinazione che, di regola e secondo l’intenzione iniziale, era la riesportazione.

Tuttavia essi potevano anche essere destinati ad un altro regime doganale quali, ad esempio, il deposito doganale, ovvero introdotte in una zona franca, ovvero vincolati ad un nuovo perfezionamento attivo, ovvero, ancora, vincolate al regime di trasformazione sotto controllo doganale (art. 130 CDC).

L’articolo 121 del CDC stabiliva tuttavia che, qualora le merci vincolate al regime del perfezionamento attivo, ovvero i prodotti compensatori ottenuti, non fossero stati riesportati, ma, per un qualunque motivo, immessi in libera pratica nel territorio della Comunità l’importo dell’obbligazione doganale – in entrambe le ipotesi – era determinato in base agli elementi di tassazione in vigore sulle merci al momento dell’accettazione della relativa dichiarazione di vincolo, e che erano:

  • i dazi all’importazione e l’IVA relativi alle merci il cui pagamento era stato sospeso all’atto di vincolo al regime, previa prestazione di idonea garanzia.

Lo stesso articolo 121 del CDC, al paragrafo 2, prevedeva che, se alla data di vincolo al regime di perfezionamento attivo le merci godevano di un trattamento preferenziale, alla loro immissione in libera pratica quel trattamento doveva essere riconosciuto.

Vigente il vecchio codice doganale, cioè, il regime del perfezionamento attivo, qualora non fosse stato appurato con la riesportazione dei prodotti lavorati, comportava la debbenza dei diritti doganali garantiti e gravanti sulla merce vincolata al regime.

 

All’epoca era consentito di corrispondere i diritti nella misura gravante sui prodotti compensatori risultanti dalla lavorazione soltanto:

  • nelle ipotesi (residuali ed estranee alla fattispecie in esame) di cui all’articolo 122 del CDC;
  • quando si trattava di scarti, residui o di prodotti compensatori secondari derivanti dalle operazioni di perfezionamento alla condizione, però, che fossero stati riesportati i prodotti compensatori principali.

 

Quindi, ed in sintesi, il quadro normativo di riferimento, vigente il vecchio Codice Doganale Comunitario, prevedeva l’obbligo di riesportazione della merce temporaneamente importata, salvo la possibilità di attribuirle una diversa destinazione doganale, quale, ad esempio, quella del deposito doganale privato, e solo nelle determinate ipotesi residuali, quella di importare definitivamente i prodotti ottenuti dalla lavorazione.

 

Il regime del Perfezionamento attivo dal 1°maggio 2016 – vigente il CDU

 

Si premette il 50° considerando del CDU che contiene, in nuce, le motivazioni del radicale mutamento del regime del perfezionamento attivo:

 

50° considerando CDU

Dato che l’intenzione di procedere alla riesportazione non è più necessaria, è opportuno fondere il regime di perfezionamento attivo, sistema della sospensione, con la trasformazione sotto controllo doganale e abbandonare il regime di perfezionamento attivo, sistema del rimborso.

Il regime del perfezionamento attivo è il regime economico e sospensivo che consente –senza applicazione di dazi, misure di politica commerciale, né fiscalità nazionale – di sottoporre a operazioni di perfezionamento, nel territorio dell’Unione, merci non unionali.

L’ingresso fisico delle merci non unionali nel territorio nazionale è soltanto funzionale a una loro trasformazione o lavorazione (operazioni di “perfezionamento”)”[2]

Il regime del perfezionamento attivo è:

  • “sospensivo” in quanto determina l’effetto di una sospensione dell’assolvimento dei dazi doganali, limitata ad un determinato periodo di tempo, decorso il quale la merce vincolata al regime può subire o meno un cambiamento nella posizione doganale;
  • “economico” in quanto è autorizzato soltanto quando è possibile individuare le merci d’importazione nei prodotti compensatori e a condizione che i produttori non siano lesi nei loro interessi nazionali.

 

Il regime del Perfezionamento Attivo è certamente quello che, con l’entrata in vigore del nuovo CDU, ha subito i più rilevanti cambiamenti in attuazione del considerando n. 50 dello stesso CDU, ispirato, tra l’altro, alla volontà di inglobare nel perfezionamento attivo, sistema della sospensione, la trasformazione sotto controllo doganale, regime anch’esso sospensivo ed economico, disciplinato all’art. 130 del vecchio CDC, che permetteva di nazionalizzare i prodotti ottenuti dalla trasformazione con il pagamento dei dazi loro propri se più favorevoli di quelli relativi alla merce da trasformare (condizione economica).

Conseguenza dell’ inglobamento del regime della TSCD è l’eliminazione dell’obbligo di riesportazione della merce ottenuta, che era l’elemento caratterizzante lo specifico regime nella vigenza del vecchio codice.

Nel CDU l’operatore può ora scegliere liberamente se riesportare i prodotti compensatori o dichiararli per altro regime, compreso quello dell’immissione in libera pratica.

 

Rientrano, perciò, nelle autorizzazioni al perfezionamento attivo anche quelle lavorazioni che, nel previgente codice, erano realizzate mediante trasformazione sotto controllo doganale.

Ottenuta l’autorizzazione gli operatori presentano in dogana una dichiarazione di vincolo al regime del perfezionamento attivo della merce non unionale da sottoporre a lavorazione, garantendo i diritti doganali sospesi.

E’, pertanto, stato eliminato l’obbligo di riesportazione dei prodotti compensatori:

Al termine delle operazioni di lavorazione, l’operatore potrà decidere se riesportare i prodotti trasformati ovvero immetterli in libera pratica.

In tale ultimo caso, l’operatore potrà decidere se far gravare l’obbligazione doganale:

  • sulla merce non unionale (originariamente vincolata al regime) nel qual caso la determinazione del dazio deve avvenire ai sensi dell’articolo 86, par. 3, CDU, il quale dispone che “quando sorge un’obbligazione doganale per prodotti trasformati in regime di perfezionamento attivo, su richiesta del dichiarante l’importo del dazio all’importazione corrispondente all’obbligazione è determinato in base alla classificazione tariffaria, al valore in dogana, al quantitativo, alla natura e all’origine delle merci vincolate al regime di perfezionamento attivo al momento dell’accettazione della dichiarazione in dogana relativa a tali merci”,

ovvero

  • sul prodotto trasformato immesso in libera pratica secondo i principi stabiliti dall’articolo 85 CDU, rubricato “ norme generali per il calcolo dell’importo dei dazi all’importazione e all’esportazione” (art. 85 CDU, che al par. 1 recita “l’importo dei dazi all’importazione o all’esportazione è determinato in base alle norme per il calcolo dei dazi le quali erano applicabili alle merci in questione nel momento in cui è sorta l’obbligazione doganale relativa alle stesse.)

 

La scelta del criterio di tassazione da applicare “deve essere effettuata al momento di presentazione dell’istanza [di autorizzazione al regime del perfezionamento attivo] in quanto, in base a tale scelta, si determinerà la necessità o meno di effettuare il preventivo esame delle condizioni economiche” (ag. Dogane, circ. 8/D del 19 aprile 2016).

Il regime si dirà appurato quando i prodotti compensatori o le merci tali e quali saranno stati dichiarati per un’altra destinazione doganale, compresa quella della loro immissione in libera pratica/importazione definitiva.

L’art. 74 del Regolamento Delegato (UE) n. 2015/2446 (RD) della Commissione  – al pari dell’art. 121, par. 2 dell’abrogato CDC – ha confermato la possibilità di riconoscere il trattamento preferenziale all’immissione in libera pratica dei prodotti trasformati alla condizione di cui all’art. 86, par.3 del CDU. Esso testualmente recita: “ai fini dell’applicazione dell’arti. 86, par. 3, del Codice, quando, al momento dell’accettazione della dichiarazione doganale per il vincolo di merci al regime di perfezionamento attivo, le merci importate soddisfano le condizioni richieste per fruire di un trattamento tariffario preferenziale……tali merci sono ammissibili al trattamento tariffario preferenziale previsto per merci identiche al momento dell’accettazione della dichiarazione di immissione in libera pratica” (in tale ipotesi, infatti, si realizza l’immissione in libera pratica secondo le regole vigenti l’abrogato CDC).

 

Il Regolamento di Esecuzione (UE) n. 2018/604 della Commissione del 18 aprile 2018 che modifica il Regolamento di Esecuzione (UE) n. 2015/2447ripristina lo “scivolamento dell’origine” di cui all’articolo 136 del CDC, confermando che con l’inglobamento del regime della TSCD in quello del PA, dal 1° maggio 2016, con l’entrata in vigore del nuovo CDU, l’origine preferenziale cui avevano diritto le merci all’atto del vincolo al regime del PA, deve riconoscersi anche ai prodotti compensatori ottenuti dalla lavorazione.

 

Valgano:

  • il 4° “considerando” al Regolamento che afferma la necessità di stabilire “norme volte ad agevolare lo stabilimento nell’Unione dell’origine preferenziale dei prodotti ottenuti dalla trasformazione delle merci aventi carattere originario preferenziale. Poiché tali norme mirano a evitare agli operatori economici interessati le conseguenze avverse e non intenzionali della fusione nel Codice del regime di Trasformazione sotto controllo doganale con il regime del Perfezionamento Attivo, esse dovrebbero applicarsi retroattivamente alla data di applicazione del codice”;
  • l’articolo 1 del Regolamento che al paragrafo 3, modifica il Regolamento di Esecuzione (UE) n. 2015/2447 inserendovi l’art. 69 bis, rubricato “Origine preferenziale dei prodotti ottenuti dalla trasformazione delle merci aventi carattere originario preferenziale”, che riconosce, al paragrafo 1, che merci terze, aventi carattere originario preferenziale nell’ambito di un regime preferenziale tra l’Unione europea e Paesi terzi, sono vincolate al regime del Perfezionamento Attivo, i prodotti trasformati da esse ottenuti sono, al momento dell’immissione in libera pratica, ritenuti avere lo stesso carattere originario preferenziale di dette merci (ripristinando, di fatto, l’esenzione tariffaria di cui all’abrogato art. 136 del CDC);
  • l’articolo 4 che riconosce la retroattività al 1° maggio 2016 del trattamento preferenziale di cui all’alinea precedente.

gianni gargano

 

[1] Il “sistema del rimborso”  richiede il pagamento dei dazi e la loro restituzione al momento della successiva esportazione.

[2] L’art. 5, par. 1, n. 37 del CDU definisce “di perfezionamento”: le operazioni seguenti:

a)la lavorazione di merci, compresi il loro montaggio, il loro assemblaggio e il loro adattamento ad altre merci;

b)la trasformazione di merci;

c)la distruzione di merci;

d)la riparazione di merci, compresi il loro riattamento e la loro messa a punto;

e)l’utilizzazione di merci che non si ritrovano nei prodotti trasformati, ma che ne permettono o facilitano l’ottenimento, anche se scompaiono totalmente o parzialmente nel processo di trasformazione (accessori per la produzione).

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