Il Bucaniere (da “Piazza Bernini)

IMG_0380IL BUCANIERE
«Mamma!»
«Che c’è?»
«Vado giù a comprare le sigarette.»
« Sì, le sigarette! Non fare tardi perché voglio dormire tranquilla stanotte.»
«Non ti preoccupare. Me le dai cento lire?»
«Guarda nel borsellino. Ma nun fa’ tardi.»
Fuori al bar, seduti ad un tavolino, trovai un paio di loro. Poi scese Franco e poi, più tardi, Gianni, il bucaniere.
Lui era più grande dei noi. Aveva nove anni più di me. Perciò allora doveva avere venticinque, ventisei anni. Aveva perso i genitori. Quando morì la madre lasciò la casa di piazza Bernini e se ne andò a vivere da solo in via Antonio Caiazzo, vicino piazza Medaglie d’oro. Lui ed io, da soli, di sera tardi, quasi di nascosto, organizzammo un piccolo trasloco.
Ci volevamo molto bene noi due.
Nessuno lo sapeva, tranne io: lui aveva paura di dormire da solo la notte, al buio. Di giorno no. Di giorno dormiva.

Gli capitava spesso perciò di restare sveglio con il cuore in gola tutta la notte, per poi addormentarsi al sorgere del sole, quando era troppo tardi perché era l’ora di alzarsi per andare a lavorare.
La sua era una nobile famiglia napoletana. Ora che era rimasto solo noi eravamo la sua famiglia e gli facevamo compagnia il più possibile la sera per accorciare la sua notte, il suo tormento.
Aveva una Lancia Appia color caffèllatte.
Quella sera il bucaniere organizzò una botta di vita a Roma, in via Veneto. Io proprio non ci volevo andare. Che ora si sarebbe fatto? E come avrei fatto con mamma? Niente!
Mi convinsero e andai… tanto per le due, al massimo le tre saremmo tornati.
Invece rientrammo alle sette del mattino successivo.
Facemmo la via di Terracina, già allora piena di puttane.
Cenammo in una trattoria sulla strada.
C’erano certamente Franco e Felice. Durante il viaggio ci divertimmo molto, come sempre quando eravamo insieme. Felice (non so come fece) riuscì a far trovare la sua protesi dentaria in fondo al piatto di spaghetti all’amatriciana di Gianni, che si incazzò come un pazzo…O almeno così fece credere.
In macchina, seduto a fianco del Bucaniere c’era Franco detto “il principe d’Avalos”. Quando era in forma era il più forte di noi, il più vitaiolo e il più elegante. Nelle manifestazioni ufficiali era lui la nostra bandiera, e quella era una grande occasione.
Via Veneto, nientemeno! Un mito!
Io non c’ero mai stato…in verità non ero mai stato da nessuna parte perché neanche mi interessava: ero fiero di far parte di quel gruppo. Volevo solo che non si rompesse mai, che non si incrinasse nessun rapporto.
Via Veneto non mi piacque. Non mi apparteneva né la strada né la sua gente. Forse non piacque a nessuno di noi. Eravamo diversi: noi di notte occupavamo la piazza, ormai solo nostra, a soffermarci sul perché della vita, a parlare di filosofia che

allora ci pareva spiccia e che invece era vera. Altre volte andavamo a cercare Lucia “bocca bella” perché placasse i nostri bollenti spiriti.
Quando alla fine tornammo a Piazza Bernini, mamma mi stava aspettando affacciata al balcone.
Non smetterò mai di chiederle scusa. Non mi fece entrare a casa.
Così andai a dormire da Gianni il quale si addormentò subito. Non era solo e cominciava a intravedersi la luce.

Alfò

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