IL COMPORTAMENTO ILLEGITTIMO PROTRATTO NEL TEMPO
Sento la necessità di parlare di nuovo del professor Palomba. Fu un grande professore di economia e di vita presso la facoltà di Economia e Commercio di Napoli tanti anni fa.
Il professore sosteneva che la società tende naturalmente alla libertà individuale, a condizione che questa non calpesti, però, quella degli altri.
Lo sviluppo dell’economia, anche nel regime di mercato, deve tendere alla soddisfazione degli interessi generali e non a quelli particolari come quelli privati, pubblici, ovvero politici.
La tendenza dei nostri giorni è quella di difendere ad ogni costo ed a qualunque prezzo le posizioni acquisite e, ancor peggio, di ignorare i fatti già accaduti, anche se illeciti.
Tendiamo a perdere la memoria.
Questo privilegio è dato solo a chi, per censo o per concorso, ha una funzione pubblica, interpretata come un potere e non come un servizio.
In questa sede il concetto è riferito alla Pubblica Amministrazione in generale e non alla politica.
Per cui, ad esempio, l’Amministrazione è dell’opinione che: “Non può sicuramente avere rilevanza la circostanza che il comportamento antigiuridico si sia protratto nel tempo senza contestazioni degli organi di vigilanza. Infatti il mancato rilievo ab inizio dell’irregolarità non vale certo a legittimare un modus agendi palesemente illegittimo.”
Il che è lo stesso che dire: Chi a avut avut avut, chi a rat a rat a rat, scurdammc o’ passat,
simm è Napul paisà: za za!!!!!
Il che è anche vero.
Nel senso che un comportamento illegittimo a lungo rimasto impunito, non diventa per ciò stesso legittimo, né ne impedisce una eventuale constatazione successiva (sempre che sia possibile perché, ad esempio, non sia ancora maturata la prescrizione). Quindi è perfettamente legittimo sanzionare i comportamenti successivi.
Questo è vero: però restano da analizzare alcuni aspetti di assoluto rilievo.
Innanzitutto bisogna valutare se il comportamento illegittimo, tenuto per lungo tempo senza alcuna contestazione, sia da ritenere di buona o cattiva fede.
E, poi, c’è il rispetto per il cittadino che ha il diritto di conoscere queste cose. In special modo se quella distrazione dell’Amministrazione abbia causato un danno alle Casse dello Stato, o all’immagine della nostra Nazione, o una violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.
E infine (ma solo per non farla troppo lunga), i danni chi li paga? Chi ha tenuto il comportamento illegittimo ? O anche chi era tenuto ad evitarlo quel comportamento? A prevenirlo.
È evidente che in presenza di mala fede debba rispondere il reo, ma in buona fede no! In buona fede c’è il principio dell’affidamento del soggetto, appunto di buona fede. Principio riconosciuto unanimemente. Anche dalla Suprema Corte di Cassazione.
In entrambi i casi si deve rendere il conto ai cittadini che devono poter giudicare se anche l’altra parte (l’Amministrazione) non si sia resa conto di quel comportamento illegittimo in buona o in cattiva fede… Perché siamo tutti figli dello stesso Padre.
Alfò

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