BALOCCHI E PROFUMI

Non guardo molto la televisione.

Preferisco comprare dal mio giornalaio una videocassetta di teatro, o qualche vecchio film, di quelli dove la cinepresa e le sequenze erano più vere, dove l’immagine non sembrava rotearti intorno.

Però alcune cose le vedo. Quantomeno mi aiutano a dormire.

Così, ieri sera, in una trasmissione di informazione dove il conduttore non fa che andare avanti e indietro, per fare spettacolo egli stesso, hanno intervistato una coppia di vecchi che campavano con mille euro di pensione, che abitavano in una casa popolare di proprietà di un ente pubblico, il cui canone di locazione era passato da 300 a 750 euro al mese.

E allora tutti a parlare, a discutere e a litigare intorno alla social card. Erano tutti ricchi in quello studio televisivo. Tutti belli e truccati. Uno aveva un bel vestito a righe, come si portano ora, con una cravatta rosa, e un altro una giacca di panno blu. Tutti parlavano e gesticolavano in quel particolare modo che gli psicologi ci potrebbero ben spiegare, ma che certamente tradiscono il potere.

Dei due vecchietti non si è parlato più. Essi certamente avranno sentito l’emozione di vedersi nientemeno che in TV, dove gli dei profani di sempre stavano parlando di loro.

Ma non è la social card. iete voi il problema del nostro Paese. Siete troppi e non vi possiamo mantenere più. Fatevi un po’ da parte. Sobrietà. È di sobrietà che noi abbiamo bisogno. Di onestà…E non solo di quella intellettuale. Dell’Amministrazione che funzioni. Dello specchio che si ricomponga.

Alfò

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