L’industriale straniero

Era il 7 di agosto dell’anno che fu.

Eravamo pronti a chiudere lo studio.

Quando fa proprio quel caldo intenso  che ti fa pregustare quei sette o otto giorni di riposo  che ti prendi ogni anno.

Viene lui e fa: ti prego vieni domani  lì, vicino quella grande città.

Con lui c’era un ingegnere italiano, molto per bene, che io ritenni il titolare dell’azienda.

Ma domani è l’ otto agosto!!!, non possiamo rinviare a settembre?

Ti prego no! Sto parlando di uno dei miei migliori clienti!

E vabbuò, gli risposi!.

Perché non ho mai detto no ad un amico!

Che, però, poi mi rinviò al giorno 9, poi al 10, poi all’11, poi al 12 e, infine, al 13.

Estate rovinata.

Il 22 agosto sarei rientrato e, tolti i due giorni che servono per scaricare la tensione, il tutto si sarebbe esaurito in una settimana di riposo.

Ma tant’è!

Arrivo lì il giorno 13, un po’ prima delle undici del mattino.

L’appuntamento era per le undici.

Mi accolgono con gentilezza e mi fanno accomodare in una piccola “sala riunioni”

Sai, quelle stanze con un tavolo lungo, con tante poltrone intorno e con l’aria condizionata che ti fa sentire solo e sconsolato al centro del Tibet.

Entra l’ingegnere italiano.

E’ cortese sì, ma ha un’aria diversa, più dimessa.

Vedo, attraverso una parete di vetro, degli uomini dai tratti stranieri confabulare tra loro.

Undici e trenta!

Scusi ingegnere, ma chi stiamo aspettando?

La proprietà, dottore!

Dodici.

Dodici e trenta.

Fuori tutti erano impegnatissimi, comandati a “bacchetta” dagli uomini dai tratti stranieri.

Come non avevo mai visto, perché la nostra cultura del lavoro era diversa.

Tredici-

Entra l’uomo dai tratti stranieri e si accomoda senza neanche dar segno di avermi notato.

Con lui c’è un interprete italiano.

Chiedo all’interprete di  non  divagare ché non ho molto tempo.

All’una e trenta l’interprete mi fa:Mr . Bean vuole andare a pranzo. La prega, perciò, di tornare alle quattordici e trenta.

Dica, rispondo, a Mr Bean…………….! Così, così, così!

Ma dice sul serio, dottore?

Sì, caro!

Poveri lavoratori italiani!

Che succederà di loro se le nostre aziende vengono acquistate da questi orientali che hanno una cultura del lavoro tanto diversa dalla nostra?

Allora, ragazzi, aiutiamo i nostri industriali a farcela!

Ad ogni costo. Anche con qualche sacrificio!

Dai Italia!

Dai!

Alfò

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