maledetti i ballottaggi!

Oggi non fa ancora molto caldo, ma io sono incazzato nero lo stesso.

Alle sette, quando sono uscito di casa, questa mattina, tutto era pulito e ordinato.

Come sempre.

Perché io abito nei quartieri bene di questa Napoli cortigiana.

Dove abitano i grandi uomini che, con il loro silenzio e la loro spocchia, non devono né vedere, né udire, né, tantomeno, parlare.

Invece appena più giù non cambia niente, mentre gli ospedali pullulano di bimbi innocenti con il mal di pancino.

E’ l’influenza! Dicono i medici.

O qualche virus in incubazione.

Mentre i genitori soffrono e li vedono soffrire e deperire.

E noi con loro.

Ma ce l’avete il sangue?

O nelle vostre vene scorre l’acqua?

Che cosa dobbiamo aspettare più per vedere la nostra città finalmente pulita?

Quali accordi?

E con chi?

I ballottaggi?

Dobbiamo aspettare i ballottaggi?

Perché l’uno o l’altro (ma chi se ne frega chi?) se ne possa gloriare?

E intanto nulla cambia, se non l’espressione dei nostri volti e l’umore nei nostri cuori.

Maledetti!

Alfò

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