Il dito medio di Bossi
Lasciammo Rouen intorno alle undici del mattino.
Dopo qualche ora cominciò a riaffiorare la stanchezza del giorno prima, ma la strada era scorrevole ed il traffico inesistente.
Mi capitava ogni tanto di dover sorpassare qualche autotreno.
L’autostrada era al centro di uno spazio piano e luminoso.
Dovunque, intorno a me, si vedeva l’orizzonte.
Ero al centro del mondo.
Questa sensazione, che mi piaceva perché diversa da quella alla quale ero abituato, l’avevo provata sempre: Tutte le volte che ero venuto in Francia. Ma più di tutte, quando andai a San Sebastian. Sembrava di percorrere un deserto rigoglioso. Solo che San Sebastian è una città viva. Con quella marea sorprendente, piena di gente sempre in movimento. E poi l’ETA la senti nell’aria. Fa parte di quella città e le dà una vita tutta sua. Affascinante. Ci fu un attentato mentre eravamo in una trattoria basca a mangiare paiella alla marinara. L’oste chiuse semplicemente le porte d’ingresso al locale e ci rassicurò che era un fatto normale. E tutti ripresero a mangiare, mentre fuori si udivano colpi si pistola
Le altre città della Francia mi erano parse noiose, senza una vita apparente, con strade deserte. Un volta a Digione, nelle prime ore del pomeriggio, la città era talmente deserta che bussai al citofono di un palazzo e chiesi al vecchio signore che mi rispose se, per caso, fosse accaduto qualcosa di grave. Il vecchio mi rispose, meravigliato della domanda ma con molta cortesia, che quella non era l’ora per stare in strada ma quella della siesta.
Com’è diverso il mondo. E come sono diverse le abitudini degli uomini.
Dove ciascuno crede di essere nel giusto e non capisce il modo di vivere dell’altro.
Né è disposto a farlo.
La mia opinione convinta, da sempre, è quella che il sud del mondo, povero e derelitto, è più propenso all’amore ed alla comprensione del suo simile.
Certo un napoletano, abituato a vivere nel suo adorato caos, resta sorpreso da un ambiente calmo e tranquillo come quello di Digione, Ma non lo critica. Non lo discrimina. Comprende che il moto perpetuo della sua città può non piacere a tutti. In special modo a chi non ci è abituato.
Il mio pensiero, allora, va subito al nostro Paese.
Da ragazzo amavo quelli del nord proprio come miei fratelli.
Che accoglienza ancora oggi li riserviamo.
E ricordo di averne conosciuti alcuni che, affascinati da Napoli, poi vi hanno trascorso il resto della vita.
Ma il nostro amore non era ricambiato!
E in quegli anni nessuno di noi lo sospettava, sebbene qualche segnale già ci fosse stato mandato.
Ne volete una prova?
Nel film “Totò, Peppino e la mala femmina”, girato intorno agli anni cinquanta, c’è una famosa scena dove i due fantastici attori,che interpretano il ruolo di due ingenui contadini della provincia del sud. dopo aver scambiato il Duomo di Milano con il teatro “alla Scala”, si avvicinano, con cautela, ad un vigile (un pizzardone, bardato come un generale austriaco), per chiedergli una semplice informazione
Quel pizzardone, si rivolge ai due attori con un tale sgarbo e con una tale alterigia che ogni volta che vedo quella scena, prenderei a calci il televisore.
Ed oggi assistiamo al dito medio di Bossi minaccioso.
Per il “sederino” di chi so io.
Certo che questa cosa mi fa imbestialire. Che andassero pure a farsi fottere e non rompessero più le palle.
Non mi piace più l’Italia.
Se ne avessi la possibilità me ne andrei.
Chiederei asilo politico proprio qui, in Francia, o in un qualunque altro Paese più libero e meno diviso del nostro.
Perché non lo faccio?
Il motivo c’è! Ma sono fatti miei!
Poi naturalmente pensai a Trieste. La città che amo come amo Napoli.
E il mio spirito si calmò nel ricordo.

Lascia un commento