Margie e Gavrosh
Io sono nato con una paura ancestrale per i cani.
Non importava la sua mole. Anche un cane da toilette mi terrorizzava.
Poi un giorno accompagnai Enzo a Capodichino a ritirare un cagnolino.
Una sorpresa per Bibi
Doveva arrivare dall’Inghilterra..
Era un cane rarissimo.
Uno sky terrier.
Infatti dopo non ne ho visto altri a Napoli.
Ora circola randagio per Santa Lucia, qualche meticcio che ha il suo pelo, o il suo muso o le sue orecchie.
Insomma che lo ricorda.
Ma Gavrosch era un’altra cosa.
La prima sera che arrivò Enzo ed io, con questo fagottino di un paio di mesi, dormimmo a casa mia, perché le nostre signore non erano a Napoli.
E Gavrosh, subito si affezionò anche a me.
Ebbe anche il mio imprinting!
Si lo ebbe! E’ inutile che Enzo dice che ha avuto solo il suo!
Non sono proprio disposto a discutere su questo fatto. Tu lo senti quando uno ti vuole bene.
Figurati quando ti vuole bene un cane!
E Gavrosh me ne voleva tanto
Solo a Enzo, a Bibi, a me e a qualche altro.
Anzi no!
In quel certo modo solo anche a me!
Gavrosh era maschio, ‘omm.
E conosceva bene le persone che meritavano la sua confidenza!
Lui lo avvertiva che gli volevo bene. Che lo adoravo.
Tutti i cani lo sanno.
Sta di fatto che io, dopo aver conosciuto Gravosh, non ho più avuto paura dei cani.
Perché ormai li capisco.
Ora ce l’ho anchio.
E’ la mia seconda figlia femmina.
La prima è Sabrina, e fa l’architetto.
Si chiama Margie, come un personaggio dei Simpson.
Una sera, alle tre di notte, Lucio con aria felice e con una luce accesa nei suoi occhi azzurri più del mare, ci comunicò, senza possibilità di replica, che quello era il suo cane.
Si! Il suo cane!
E basta! (per evitare inutili discussioni)
Quello che è certo che solo mamma e Margie mi hanno accolto con la stessa luce negli occhi.
Come se dicessero: quanto sei bello! Vieni qua, fatti dare un bacio!
Margiei comincia a scodinzolare quando io, a piazza Nicola Amore (vale a dire a quattro chilometri da casa) comincio solo a pensare di chiudere lo studio.
Mi aspetta in cima alla scala di casa.
Non scende, come faceva quando era una ragazzina. Ora che è non lo è più resta in cima alla scala, impaziente, con la coda che ruota, il collo e tutti i nervi tesi e gli occhi neri e bellissimi fissi su di me.
Prima dell’’ultimo scalino ci scambiamo una piccola effusione che per lei equivale ad un bacio d’amore alla francese e poi mi accompagna in casa voltandosi continuamente quel tanto che basta per controllare che io veramente la sto seguendo.
Secondo me il grande vantaggio dei cani è che non hanno la parola, le corde vocali.
E così, senza chiacchiere inutili, avvertono, così, gli umori, gli stati d’animo. E si comportano di conseguenza.
Come se dicessero.: sei stanco e io, che ti voglio bene, mi accuccio felice vicino a te.
Sei allegro e vuoi giocare: E allora prendo la pezzetta e cominciamo a rincorrerci per tutta la casa.
Mai un rimprovero, una domanda .
Non c’è niente da fare. A noi, i cani, non ci vedono proprio.
Alfò

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