Dialogo nel buio

Un buio.. Nero. Prima non c’ero… Sono solo. Non sento il mio corpo. Non ce l’ho! Tutto è buio. Nero. Che ci faccio lì. In fondo a tutto?

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Poi sento portarmi su. Salire in quel buio. Che, però, pare rischiararsi. Sento di nuovo di aver un corpo, perché non riesco a  respirare. Poi soffoco. Non respiro, non respiro! Lucio aiutami, mi sforzo di gridare. Lucio! Lucio! Chi è Lucio?, mi chiede una voce di donna. E’ mio figlio, le rispondo ancora incosciente e con voce strozzata. E ringrazia Iddio che puoi ancora chiamarlo… Lucio. Provai allora pietà per quella donna, perché pensai che lei, invece, l’avesse perso il figlio e che per questo invidiava me che potevo ancora invocare l’aiuto del mio. La cercai quella dottoressa. Chiesi a tutti i medici chi fosse. Avrei voluto conoscerla. Baciale, commosso, le mani. Invece il motivo di quella domanda era un’altro, del cui significato non mi avrebbe importato allora, né mi importa adesso. Alfò

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