Alfò Le Voci di Fuori non si trova in libreria
Molti mi chiedono dove trovare il libro ALFO’ LE VOCI DI FUORI.
E’ difficile trovarlo in libreria.
Si può acquistare però cliccando sull’immagine della copertina in fondo alla prima pagina di questo sito.
Il libro è edito da Altromondo editore di Padova, non potendo il sottoscritto, per evidenti mancanze di conoscenze politiche o comunque importanti, essere neanche considerato dalle case editrici più importanti.
Egli ringrazia Altromondo editore che subito ravvisò l’importanza della denuncia e che sta per pubblicare un nuovo libro intitolato “Piazza Bernini”, ed un ulteriore libro che mi propongo di scrivere entro la fine dell’anno e che prende spunto dal risultato della Guardia di Finanza a Prato, dove si è riscontrato che la merce veniva importata a valori molto bassi, con documentazione falsa fin dall’origine cinese e dove i capi dell’organizzazione guadagnavano dai 6 agli 8000 euro per contenitore.
E allora è vero quello che io avevo intuito ne “Le voci di fuori”, che vi invito con tutto il cuore ad acquistare, rinunziando io a qualunque provvigione editoriale perchè la mia unica soddisfazione di cittadino è quella che i fatti denunciati siano a conoscenza di tutti.
D’altronde questo blog raggiunge e supera ogni settimana il picco di 3.000 visitatori, tutti interessati ai fatti tecnici che vi sono indicati, ma almeno in parte, anche lettori della denuncia dei fatti che faccio quotidianamente, ormai da oltre tre anni.
La vera evasione ha riguardato il valore negli anni che vanno dal 1995 al 2005/2006.
Con tutte le conseguenze esposte nel libro e con quelle, nuove, proprio recentemente accertati, dei lauti guadagni a favore dei “capi dell’organizzazione”.
Oggi la stampa quotidiana mette in evidenza che il reddito prodotto al sud è inferiore del 36% rispetto a quello prodotto al nord.
Ma per come si vive al sud e per la sua storia passata e presente questo è già un miracolo.
E allora ha ragione il Ministro Giulio Tremonti che è indifferibile la lotta all’evasione.
Ma a quella vera signor Ministro.
A quella di chi è del tutto ignorato al fisco a chi si offende se gli viene chiesto un qualsiasi documento fiscale che rappresenti la sua entrata.
Alla corretta applicazione delle norme doganali alle quali faccio riferimento essendo questo blog specificatamente di tecnica doganale.
Al rinnovamento dell’Amministrazione.
Al ritorno delle progressioni di carriera sulla base della provata conoscenza della materia.
Altrimenti in che cosa consisterebbe il tanto decantato “merito”?
E invece ancora si discute se il reverse charge è assolvimento o meno dell’imposta.
E ciò nel 2010, a 17 anni dall’abolizione delle Dogane.
Ancora si discute se una merce o una ruota del camion sia entrata o non entrata nel deposito IVA, ovvero se il comma 5 bis dell’art 16 del D.L. 185/2008, sia innovativa o interpretativa.
La vera evasione, si capisce o no?
E pare che i militari della Guardia di Finanza lo abbiano messo in chiaro nel risultato di servizio di Prato l’evasione si ha quando si dichiara la merce a tre lire in Dogana e magari anche contraffatta.
Perchè tutta la catena successiva ne risulta compromessa:
si riscuotono poche lire di dazio, poche lire di IVA, si iscrivono a bilanci costi inesistenti (bassissimi) con la conseguenza che, per non fare esplodere gli utili, e rendere così inutile tutta la “filiera” dei falsi dati, anche le fatture di vendita devono essere emesse con l’indicazione dei ricavi più bassi, con la connivenza del terzo acquirente, ovvero gli scontrini e le ricevute fiscali restano nella mente di Dio.
In tema di deposito IVA vi giuro, e posso farlo, perche sono 46 anni che studio tutti i giorni e perchè sono cresciuto in tempi in cui i funzionari pubblici dovevano dar conto delle persone che frequentavano, e della vita che conducevano, che quando la merce è indicata al giusto valore, alla giusta qualità, nessuna evasione di dazio vi può essere così come non vi può essere evasione di IVA se si è utilizzato correttamente l’istituto del deposito IVA.
Perchè l’imponibile IVA in quel caso è pari alla somma del valore imponibile in dogana, vero e reale, e del dazio corrisposto, anch’esso in dogana ed anch’esso vero e reale.
D’altronde la relazione alla Camera dell’On.le Ventucci che commentò quella legge, termina con la seguente illuminante affermazione, della quale tuttavia nessuno pare tener conto:
“non si ravvisa pertanto alcun salto d’imposta”.
Per concludere, allora, l’Amministrazione, che deve interpretare ed attuare il pensiero del Ministro, si esprima chiaramente e persegua l’effettiva evasione fiscale, e non distrugga l’intera economia meridionale attribuendo, ove mai vi fosse, ad una mera formalità il recupero di imposte già corrisposte.
Si perseguano le ditte disoneste, gli importatori cinesi che falsificano i documenti e si eviti di infangare chi ha lavorato onestamente e contribuisce al mantenimento della nazione.
Acquistate il libro, anche soltanto per farmi piacere.
Devo dire che tanti la pensano come me, almeno in privato.
Moltissimi anche in pubblico.
Qualcuno mi rinnega, ritenendomi troppo sopra le righe fino a ritenermi uno “spostato”.
Io me ne frego di questi e continuerò sulla mia strada.
C’era una volta un bel doganiere triestino, grande pittore e che ora purtroppo non c’è più pur vivendo nel mio e in tanti altri cuori come se fosse ancora tra noi, che, sempre d’accordo con me, mi ripeteva:
“ciò, mona, no sta a zigar, xe tuto compreso nel prezzo”.
Gianni Gargano

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